Secondo pezzo del mio racconto “Vendetta” tratto dal libro “Storie di soglia”

Secondo pezzo tratto dal mio racconto “Vendetta”, contenuto nel mio libro “Storie di soglia” ! Se vi siete persi il primo pezzo, potete recuperare qui.

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“Trascorse il pomeriggio a pianificare la sua prossima mossa. Era arrivato il momento di Carl; sarebbe stato difficile agganciarlo, con il suo carattere irritabile e da bullo, ma era riuscito ad escogitare il modo giusto per farlo. Qualcuno lo avrebbe probabilmente definito da psicopatici, ma non era un tipo da etichette. Avrebbe avuto la vendetta che voleva, a tutti i costi.

Osservava i grattacieli in lontananza dalla penombra della sua auto, scintille di luce nel blu elettrico della notte. Aspettava ormai da venti minuti, e temeva che a quel punto non sarebbe più venuto. Ripassò il piano, studiato sin nelle minime parole, sapendo bene che una singola sillaba, se detta in modo non abbastanza convincente,avrebbe potuto far saltare tutto.

Poi, due fari illuminarono la strada: era finalmente arrivato.

Scese dall’auto in fretta, e assunse un modo di fare frettoloso, che comunicava impazienza e insicurezza. Quando Carl scese dall’auto, si nascose nella penombra, aspettando che fosse lui a venire.

-Chi sei?- urlò l’altro, facendosi avanti -Ho ricevuto il tuo messaggio…-

Si interruppe nell’istante in cui riconobbe Steve. Quest’ultimo lesse nel suo sguardo incredulità e imbarazzo; si fece avanti anche lui, e andò a stringergli la mano.

-Sono Steve-esclamò con tono gioviale, in forte contrasto con la situazione -Ho ricevuto un sms oggi, diceva di venire qui e di portare 2000 dollari, o tutti avrebbero saputo….bè, non sto certo a dirlo a te, il mio segreto-

Lui rimase interdetto un attimo, poi allungò la mano. Se l’era bevuta, pensò Steve.

-Io sono Carl- rispose l’altro, guardandosi in giro -Ho ricevuto anche io un messaggio, era firmato ” Le Chavalier” , ma a me non ha chiesto soldi-

-Cosa altro può volere, scusa?-

Carl lo fissò a lungo, poi scosse la testa -Non mi va di parlarne, ma ciò che vuole è in questa valigetta. Ha detto di mollarla in quel capanno e andare via-

-Si, forse dovremmo andare… Spero perlomeno che questa storia si chiuda qui-

-Non dirlo a me…Quello che c’è in questa valigetta può mettermi nei guai, e seriamente, anche-

Steve sorrise, ed estrasse le chiavi dell’auto dalla tasca.

-Ci prendiamo una birra?- chiese Steve, prima di risalire in auto.

-Non so cosa tu abbia sentito in giro, ma non sono gay- rispose Carl, con voce piena di scherno.

-Nemmeno io, idiota! Quando mi sono trasferito in questa città sapevo che sarebbe stato più difficile fare amicizia, qui, ma non credevo fino a questo punto! Volevo solo bere qualche birra e fare quattro chiacchiere, ma se vedi in questo qualcosa di gay, puoi sempre scappare terrorizzato, non preoccuparti-

Carl lo fissò per un istante, poi scoppiò a ridere. -Sei forte, amico- esclamò a gran voce -Adoro le invettive, anche quelle deliranti come la tua-

Stavolta a ridere fu Steve.

-E va bene, andiamo a prenderci questa birra- esclamò infine Carl, con tono concessivo.”

Dieci minuti dopo, erano in un bar, con un boccale da litro in mano.

-Non è tanto male, questa città- esclamò Carl, indicando una rossa da urlo seduta al bancone poco distante da loro. Il locale era tranquillo, ma con gli sgabelli di legno e le atmosfere irlandesi aveva un certo stile.

-Non hai tutti i torti- esclamò Steve, senza staccare gli occhi dalla ragazza.

-Sai, ho sentito alcune voci in facoltà- esclamò poi, fissandolo negli occhi, ma sempre con un sorriso a metà tra il beffardo e il divertito.

Carl si mise immediatamente sulla difensiva, scrutandolo con noncuranza da dietro il boccale. Quando riprese a parlare però, il suo tono pareva tranquillo.

-Non so di cosa parli- replicò secco, senza fissarlo negli occhi.

-Mi hanno detto che stai con la ragazza più bella del corso, Stella!-

Il suo volto sembrò distendersi, e poi giunse un sorriso.

-Si, esatto. E’ stato difficile conquistarla, ma se l’hai vista, concorderai che ne vale la pena-

Steve rise, senza dare una risposta.Si girò invece verso il cameriere, e ordinò due bicchieri di scotch.

-Vuoi proprio ubriacarti stasera, eh?- esclamò scherzoso Carl, mettendogli una mano sulla spalla. Un paio di secondi dopo, la ritrasse bruscamente, e seppellì la sua giovialità dietro un’espressione seria.

-Non perdo la testa per così poco, tranquillo- esclamò in risposta Steve.

Un paio d’ore e quattro bicchieri di scotch dopo, erano entrambi pressochè ubriachi. Carl gli aveva parlato di un sacco di cose, ma niente di compromettente era uscito dalla sua bocca. Sapeva già il suo segreto, ma farglielo ammettere avrebbe voluto dire conquistarsi la sua fiducia.

D’un tratto, Carl ricevette un sms. Mentre lo leggeva, Steve notò che il suo corpo cominciava a dare segnali d’imbarazzo; non la smetteva di toccarsi i capelli, e tamburellava con la mano sul tavolo senza sosta.

-Chi ti scrive a quest’ora?- esclamò a gran voce Steve, con un sorriso che sperò sembrasse ingenuo quanto bastava.

-Eh, sapessi- rispose Carl sogghignando -Non tutto è come appare, mio caro Steve-

-Basta un pò d’alcol e sono già il tuo caro Steve?-

-Può darsi. Bè, dopotutto non sei per niente male, fai ridere, lo sai?-

Steve scoppiò a ridere. Gli era difficile articolare frasi complesse, ma con sua grande felicità notò che lo era ancora di più per il suo compagno di bevute.

-Offro l’ultimo giro- esclamò poi -Cameriere, due Bloody Mary-

-Mi vuoi proprio morto, eh?- sogghignò Carl, mettendosi le mani nei capelli.

-Altrimenti come faccio a passare da “niente male” a “tuo migliore amico?”- chiese Steve, cercando di restare serio.

-Bè, offrimi un altro cocktail e sarai sulla buona strada-

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