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Nuovo pezzo del mio racconto Vendetta!

Ecco il Nuovo pezzo del mio racconto “Vendetta”, tratto dal mio libro “Storie di soglia ! Se vi siete persi le parti precedenti, potete leggerle riunite Qui! e Qui! e Qui!

Il racconto va avanti, e mentre lo scontro finale con Stella si avvicina, Steve si ritrova a non sapere di chi può fidarsi.

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Interviste e recensioni sul mio libro “Storie di soglia”

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Steve era in centro. Camminare gli serviva spesso per schiarirsi le idee, e in quel momento ne aveva bisogno più che mai.

Era entrato in una libreria quando ricevette un sms da Shane. Il messaggio che Steve gli aveva mandato era semplice e conciso. Fai confessare a Stella l’omicidio di Alex e registrala, altrimenti saprà che la tradisci, aveva scritto. Allegata al messaggio aveva inviato una foto che aveva scattato settimane prima, in cui Shane baciava una ragazza qualunque in discoteca.

Erano alle battute finali, e si sentiva incerto. Quel giorno si sarebbe giocata la sua carta migliore, ma non era certo che sarebbe bastata.

Il messaggio di Shane era molto lungo, tanto che ebbe il dubbio su cosa rispondere. Alla fine optò per non rispondere affatto alle numerose domande che lui gli stava ponendo, e gli scrisse solo che aveva tempo fino a mezzanotte, o Stella avrebbe saputo.

Riteneva che sarebbe bastato. Poco dopo, infatti, ricevette un semplice ok da Shane, ma era più che sufficiente.

In quel momento gli arrivò un altro sms, da un numero sconosciuto. Diceva “ Sono Olly, il ragazzo che hai conosciuto a quella festa. Devo parlarti“

Steve fu sorpreso. Non si aspettava certo di sentirlo così presto, anche se era evidente che aveva bisogno di farsi nuovi amici. Ma soprattutto fu incuriosito da ciò che Olly poteva avere da dirgli.

Gli diede appuntamento per quella sera, chiedendogli di passare a casa sua verso le nove.

Acquistò un libro e tornò a casa. Se leggere non fosse riuscito a rilassarlo, non avrebbe saputo cos’altro provare.

Mentre si apprestava a salire sull’autobus, gli arrivò un altro sms; era di Olivia questa volta, e sembrava più serio che mai.

Dobbiamo parlare, diceva soltanto. Steve rispose che avrebbero potuto prendere un caffè quel pomeriggio, e lei accettò. Prima era di cattivo umore, ma dopo aver ricevuto quel messaggio doveva lottare con fatica per non finire nel panico. Non era uno stupido, sapeva che quello che Olivia gli avrebbe detto non sarebbe stato nulla di buono.

Gli sembrava di essere finito in trappola; aveva creduto ingenuamente di potersi inserire con facilità, e non aveva tenuto conto della ferocia con cui Stella avrebbe cercato di metterlo da parte, e di quali mezzi fosse disposta ad utilizzare per farlo.

Una volta a casa, entrò nella doccia, e si immerse nell’acqua. Molte volte gli era venuta l’idea per un racconto nella doccia, dove i suoi pensieri sembravano molto più fluidi che nel mondo reale, dove il tempo correva e basta.

Questa volta era diverso; non credeva di poter trovare una qualche risposta miracolosa, un’idea geniale per uscire da quella situazione. Quello che gli serviva era coraggio, e rammentava un tempo in cui sapeva di averne molto.

Ma ora non ne era più certo; forse quelle persone erano troppo per lui, forse non poteva competere con gente così ricca e spietata.

Stava uscendo dalla doccia ancora sconfortato ma profondamente rilassato, quando sentì il suono del campanello.

-Arrivo- urlò mentre si asciugava. Si vestì in fretta ed andò ad aprire la porta.

-Ciao- esclamò Carl, con un sorriso.

-Ehila, entra!- replicò Steve -Cosa ci fai da queste parti?-

-Passavo di qua- disse lui, mentre entrava e si accomodava sul divano.

-Vuoi qualcosa? Un caffè magari- esclamò Steve.

-Si, il caffè lo prendo volentieri. Ascolta, in realtà c’è un altro motivo per cui sono qui…E’ un periodo difficile e volevo sballarmi con un amico-

Steve lo guardò corrucciato. Gli era piaciuto fumare cocaina, ma non era certo di volerla prendere di nuovo. Si era sentito bene sul momento, fottutamente bene, ma aveva paura di diventarne dipendente.

-Non lo so, Carl- rispose dubbioso -Due volte in due giorni mi sembra un pò troppo-

Carl lo guardò dritto negli occhi, poi si alzò in piedi

-Va bene, ti capisco…Cercherò qualcun altro….-

Lo sguardo di Carl era mesto e sembrava disperato. A Scott sembrò reale, e così non ebbe cuore di rispondergli di no.

-Va bene, va bene! Mi hai fregato, e non ti ci è voluto nemmeno molto, bastardo!- esclamò Steve -Ci sto, d’accordo?-

L’espressione di Carl si trasformò in un sorriso -Grazie, bello- rispose Carl.

 

Mezz’ora dopo erano entrambi sul divano a guardare la tv, completamente fatti.

-Questo programma è una merda- stava dicendo Steve -Non possiamo continuare a guardare reality di dubbio livello per tutto il giorno, facciamo qualcosa!-

Carl lo guardò senza veramente ascoltare, e non rispose. Evidentemente era in trip , pensò Steve. Lui si sentiva stranamente eccitato, come se qualcosa di importante stesse per accadere. Era una sensazione bella e brutta al tempo stesso, perchè una certa parte di lui aveva paura che non sarebbe stato nulla di buono.

Rimase steso a godersi i brividi di piacere che gli correvano lungo il corpo, saette impazzite che lo solleticavano come pensieri troppo languidi per essere espressi ad alta voce.

Ad un certo punto Carl sembrò risvegliarsi, e lanciò uno strano gridolino che fece sobbalzare Steve.

-Tutto bene?- esclamò lui, scoppiando a ridere.

-Straordinariamente- replicò Carl, sorridendo -Steve, ascoltami un secondo, se ci riesci-

Steve attese che il suo cervello intorpidito elaborasse ciò che l’amico gli aveva detto, poi annuì con la testa.

-Devi promettermi una cosa- esclamò Carl -Che domani sera saremo ancora amici, qualsiasi cosa accada-

Steve scosse la testa. -E’una promessa che non posso fare. Ma a cosa alludi, di preciso?-

Carl scosse la testa, poi rise. -Era ovvio che non avresti accettato, era proprio una domanda stupida-

Anche Steve rise. -Si che lo era! Ma non puoi uscirtene così e poi non dirmi di cosa parli- esclamò poi infastidito.

-Temo invece che è proprio quello che dovrò fare. Ti chiedo solo di fidarti-

Steve lo guardò intensamente. Aveva chiaramente qualcosa da nascondere, come aveva fatto a non capirlo prima. In quel momento capì quanto la sua obiettività fosse pian piano svanita man mano che il piano andava avanti, e man mano che si affezionava a quelli da cui avrebbe dovuto tenersi distante.

Ci riflettè un attimo, poi rispose.

-Mi fido. Probabilmente potrei essere ritenuto un folle per questo, dato che ti conosco da quanto, una settimana?-

-Secondo me non c’è niente di male nell’essere folli, ogni tanto. Potrebbe anche portare risultati-

-O potrei restare fregato- esclamò Steve a bassa voce, con un tono che non gli piacque affatto, sentendolo mentre parlava.

Carl distolse lo sguardo.

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